Paesaggio dell’Istria tra colline e borghi

Dal taccuino di una guida

Storie, parole e sapori d’Istria

Appunti raccolti durante le visite e nella vita di tutti i giorni: incontri, dialetti, tradizioni e luoghi in cui torno volentieri. Qui posso raccontarli con più calma.

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Storie vissute

L’Istria raccontata da chi la vive

Incontri, sapori, parole e piccoli dettagli raccolti in più di 25 anni di visite: un altro modo per entrare nell’identità istriana.

Dal taccuino di Rossana

Arena di Pola: l’anfiteatro romano che sorprende anche i viaggiatori esperti

Di recente, una mia ospite, appena arrivata davanti all’Arena di Pola, mi ha confessato che temeva di vedere soltanto un altro anfiteatro romano. Ne aveva già visitati diversi e non si aspettava una grande sorpresa.

Poi si è fermata.

Per lei, l’Arena di Pola era la più bella che avesse mai visto. L’avevano colpita soprattutto lo stato di conservazione e la posizione accanto al mare e al porto di Pola. Mi ha piacevolmente sorpresa la convinzione con cui ha espresso il suo giudizio.

La sua reazione mi ha fatto riflettere: che cosa rende l’Arena di Pola così speciale anche per chi conosce già i grandi monumenti romani?

Un’architettura che possiamo abbracciare con lo sguardo

Uno dei maggiori pregi dell’Arena di Pola è l’eccezionale conservazione del suo involucro esterno in pietra. Possiamo seguirne il profilo con lo sguardo e immaginare la monumentalità originaria. Gli studi architettonici ricordano però che molte parti interne sono andate perdute: l’Arena di oggi non è un anfiteatro romano conservato integralmente.

La differenza diventa più chiara confrontandola con altri monumenti famosi. Il Colosseo conserva il suo perimetro esterno completo soltanto nel settore settentrionale. Verona ha perso gran parte dell’anello esterno. A Pola è proprio l’architettura esterna a lasciare una prima impressione particolarmente forte.

Anche Nîmes, d’altra parte, è annoverata fra gli anfiteatri romani meglio conservati. Bellezza e conservazione non sono un’unica categoria nella quale sia possibile proclamare facilmente un vincitore.

Il mare fa parte della storia dell’Arena

L’anfiteatro di Pola fu costruito sul pendio sopra la baia, circa 200 metri a nord-est, fuori dalle mura della città romana. Secondo il Museo archeologico dell’Istria, nell’antichità la costa arrivava quasi alle sue fondamenta. Fra l’anfiteatro e il mare passava la Via Flavia.

Lo sguardo verso il porto apre quindi anche una prospettiva storica. Il panorama attuale non corrisponde del tutto a quello antico, ma ci aiuta a comprendere lo stretto legame dell’edificio con il mare.

Questo legame aveva anche un risvolto pratico. Nel loro studio sull’estrazione e sull’impiego del calcare istriano, Klara Buršić-Matijašić e Robert Matijašić spiegano che trasportare i blocchi di pietra con navi e chiatte era molto più pratico del faticoso trasporto via terra. Accanto alla cava di Cave Romane, presso Vinkuran, indicano anche una baia vicina che avrebbe potuto servire per il carico.

Possiamo quindi considerare la vicinanza del mare un importante vantaggio logistico durante la costruzione. Affermare che l’Arena sia stata collocata proprio qui esclusivamente per il trasporto della pietra andrebbe però oltre le prove disponibili.

Quattro torri e una costruzione adattata al pendio

Le quattro torri rettangolari sono un tratto distintivo dell’anfiteatro di Pola. Ospitavano scale in legno e, alla sommità, serbatoi per l’acqua piovana. È particolarmente interessante confrontarle con Arles, dove quattro torri difensive furono aggiunte soltanto nel Medioevo. Un dettaglio esterno simile può nascondere una storia del tutto diversa.

I costruttori sfruttarono anche la naturale pendenza del terreno: verso il mare l’edificio si sviluppa per tutta la sua altezza, mentre sul lato orientale, più elevato, emergono soltanto i piani superiori. Pietra, pendio e struttura ne modellano insieme l’aspetto.

Ogni anfiteatro conserva una parte diversa del mondo romano

El Jem affascina per le strutture portanti e i passaggi sotterranei conservati. Pozzuoli e Capua svelano il dietro le quinte tecnico degli spettacoli. Pompei ci riporta a una fase più antica dello sviluppo degli anfiteatri, mentre Itálica mostra quanto del volume originario debba essere ricostruito con l’immaginazione.

Neppure la posizione sul mare è una caratteristica esclusiva di Pola: anche l’anfiteatro di Tarragona fu costruito vicino alla costa, fuori dalle mura cittadine.

L’Arena di Pola conquista con la sua combinazione di elementi: un’architettura esterna ancora leggibile, quattro torri, il rapporto con il pendio e lo sguardo verso il porto.

Perché vale la pena fermarsi davanti all’Arena — e al centro dell’arena

Durante le visite mi piace lasciare un momento per il primo sguardo, prima delle date e delle spiegazioni. Così ogni visitatore può cogliere da sé il ritmo degli archi, l’altezza della pietra e il rapporto dell’edificio con il mare e la città.

Quando si raggiunge il centro dell’arena, l’esperienza cambia. Circondati dagli archi in pietra, sotto il cielo aperto, si può avvertire un’insolita combinazione di ampiezza e raccoglimento. L’Arena è grande, ma il suo anello di pietra per un momento ci avvolge e ci offre una sensazione di protezione. Vale la pena fermarsi, guardarsi intorno e lasciare che questo spazio ci colpisca.

Nell’incontro con l’Arena di Pola, la mia ospite ha trovato la sua Arena più bella.

La sua impressione racconta qualcosa che i numeri difficilmente riescono a trasmettere: l’incontro con un luogo capace di sorprenderci anche quando pensiamo di sapere già che cosa ci aspetta.

Fonti e approfondimenti

Dal taccuino di una guida

Le storie che nascono durante il cammino

Le domande degli ospiti, una porta socchiusa, una parola in dialetto o una deviazione inattesa possono cambiare il racconto. Dopo più di 25 anni, ogni visita continua a rivelare un dettaglio nuovo.

Sapori e stagioni

Il paesaggio arriva anche a tavola

Gli asparagi selvatici annunciano la primavera, le sardelle raccontano la costa, la vendemmia colora la fine dell’estate, mentre tartufi e olio nuovo accompagnano l’autunno. Non sono soltanto prodotti: sono lavoro, memoria familiare e identità istriana.

Dove mangio volentieri

Non solo stelle Michelin: i miei indirizzi del cuore

L’Istria ha conquistato un posto importante nella Guida MICHELIN. Tra i nomi più noti ci sono Ana Roš con JAZ a Parenzo, Emanuele Scarello e lo chef resident Simone De Lucca di Agli Amici a Rovigno, e Danijel Đekić del Monte. Accanto a loro lavorano molti cuochi e ristoratori meno celebri, ma altrettanto dediti ai sapori locali, alle ricette della tradizione e alla qualità delle materie prime fresche. Perché un pranzo o una cena non sono soltanto ciò che arriva nel piatto: sono un’esperienza da vivere e un bel ricordo da portare con sé.

Lo confesso: non ho ancora avuto occasione di provare i ristoranti stellati dell’Istria, ma andrò sicuramente anch’io a vivere questa speciale esperienza gourmet. Per ora posso consigliarvi i locali che conosco davvero, scelti per l’atmosfera, la qualità degli ingredienti e il piacere di tornare.

Con il passare degli anni, al ristorante cerco sempre più volentieri pesce, molluschi e crostacei, creme e insalate di mare oppure un buon risotto. A Pola mi piacciono la Volaria, nella Marina Tehnomont, e la konoba Feral. A Fasana consiglio Sapori di Mare e, prima di partire per le Brioni, la Taverna Fasana. A Rovigno torno volentieri al Kantinon e da Giannino; il Rio Bar è una bella scelta per la pasta e la carta dei vini. Dal Kantinon e dal Rio Bar, inoltre, lo sguardo sulla città vecchia rende il pranzo ancora più piacevole.

Tra i luoghi meno pretenziosi dove si mangia bene, ricordo sempre anche Sveti Mikula a Rakalj, sul mare accanto al faro: ottimi pesce, molluschi e scampi del Quarnero. Naturalmente l’Istria custodisce molte altre buone konobe e ristoranti: ne parleremo un’altra volta.

Parole, dialetti e tradizioni

Quando Pola parla in istroveneto

L’istroveneto è una delle voci storiche dell’Istria. Ancora oggi lo si parla in diverse località, soprattutto lungo la costa ma anche altrove, con sfumature e parole che cambiano da paese a paese.

I miei ospiti italiani rimangono spesso piacevolmente sorpresi quando scoprono che anche in Istria parliamo ancora l’istroveneto. Durante le passeggiate a Pola mi diverte portare gli ospiti davanti al muro della Comunità degli Italiani, per noi semplicemente il Circolo. Vi sono scritte parole della parlata polesana, che chiamiamo el dialetto polesan: cucal, caligo, vin, strussa, stramasso, pindolon, bagolina, mona… Gli ospiti italiani si divertono a indovinare quali riconoscono, che cosa possano significare e se assomigliano a parole del dialetto parlato nella loro regione. È un piccolo gioco che apre una conversazione sulle lingue, le memorie e i molti legami che attraversano l’Adriatico. E spesso una semplice parete diventa una delle tappe più vivaci della visita.

Calle, spàcio, batana, bitinade, marenda e fritaja: dietro ogni parola si nasconde un modo di abitare, lavorare, cantare e stare insieme. Conoscerle significa comprendere quanto siano intrecciate le culture che nei secoli hanno abitato l’Istria e che ancora oggi ne custodiscono l’identità.

Dolci e gelato

L’Istria, questa volta, si scopre in dolcezza

Quasi tutti mi chiedono dove mangiare un buon gelato. Non faccio classifiche: condivido volentieri due indirizzi che ho provato personalmente e alcuni dolci che raccontano le nostre feste.

Gelato: due assaggi personali

A Fasana mi è piaciuto molto il gelato della gelateria Sapori di Mare; a Rovigno ho assaggiato con piacere quello di Ombra – laboratorio del gelato. Due soste fresche da concedersi durante una passeggiata.

I dolci di casa e delle feste

Le fritole, arrivate nella cucina istriana anche attraverso il lungo legame con Venezia, si preparano per le grandi occasioni e si trovano alle sagre paesane o negli agriturismi. I crostoli sono legati soprattutto al Carnevale e fuori stagione sono più difficili da incontrare. Io adoro lo strudel de pomi e, quando maturano le visciole, lo strudel dal ripieno dolce e piacevolmente acidulo. Per chi preferisce i dolci secchi ci sono bucolaj e cukerančići.

Dove cercare i sapori della tradizione

La torta bumbara, preparata con mandorle, uova e zucchero, non è facile da trovare: a Pola, al momento, la offre il bistrot Da Danielli, mentre a Dignano si può assaggiare anche in un caffè sulla piazza principale. A Gimino cercate la Kristova kruna, letteralmente «Corona di Cristo»: un antico dolce alle mandorle preparato per le grandi feste. In estate, durante gli appuntamenti del mercoledì a Barbana, una signora del luogo prepara e offre ai visitatori il barbanski kolač, tradizionale dolce nuziale, mentre il mercatino locale accompagna l’allenamento dei cavalieri per la Trka na prstenac. E per assaggiare molti dolci in una sera, segnatevi La Dolce Istria a Visinada.

Voci di casa

Detti e proverbi in istroveneto

Tra ironia, cucina, stagioni e buon senso popolare, poche parole raccontano un mondo intero.

Espressioni tramandate in famiglia e nella vita quotidiana, ancora capaci di far sorridere e riconoscersi.

  • Se te vien la voia de lavorar, sentite e speta che te pasi.
  • Mia mamma me ga dito che polenta e pesce frito fa vegnir l’apetito.
  • Cicio non ze per barca.
  • La Candelora, se la vien con il sol e bora, dal inverno semo fora; se la vien con la piova e vento, semo dentro.
  • Ogni pignata trova el suo covercio.
  • Xe più giorni che luganighe.
  • Bel in fassa, bruto in piassa.
  • A meso ano el cul fa scagno.
  • Val più un gran de pévere che un figo de mus.
  • Fio mio, duro con duro no ga fato mai bon muro; co le bèle e co le bone se fa el muro e le colone.
  • Chi no rovina no impara.

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